Storytelling fotografico per un hotel, le immagini che funzionano sui social
Elisa Piemontesi fotografa PLUME

Elisa Piemontesi

Racconto storie uniche ed emozionanti attraverso lo storytelling fotografico ed il social media marketing, prendendo spunto da mondi diversi. Ciò che lega lo storytelling e la fotografia alla mia formazione in un'accademia per lo spettacolo sono, in effetti, la comunicazione e l'emozione. Quando si danza, si recita o si conduce si racconta una storia, si comunica un messaggio e si trasmettono emozioni. Ed è quello che faccio oggi sul web.

Racconto, emoziono e vendo camere: le fotografie che funzionano sui social

La fotografia per il web è un tema abbastanza spinoso. Storytelling fotografico anche in hotel è la parola del momento. Al di là delle etichette, sappiamo che le immagini devono emozionare, coinvolgere e creare uno stile riconoscibile, per emergere sul web. Così dicono tutti, con molta teoria e pochi esempi pratici per scegliere come muoversi, quando serve fare davvero qualcosa. Il risultato? Nella realtà di un hotel (o di un’azienda in generale) non si sa davvero da dove iniziare a cercare queste immagini “di storytelling”.

Ammettiamolo: ogni volta che scriviamo un post per le nostre pagine social o un articolo per il blog, scopriamo di non avere la fotografia giusta da abbinare al testo. Quindi inizia la ricerca di un’immagine adatta. Se la troviamo sul web, siamo davvero certi di poterla utilizzare? Quali rischi corriamo se usiamo un’immagine qualsiasi trovata online? E se decidiamo di acquistarle da una banca immagini di stock, siamo sicuri siano la soluzione giusta, che funzionino? È così che realizzo uno storytelling in hotel?

Io e Lorenzo Lucca ci confrontiamo spesso con i dubbi di tanti che partecipano ai nostri corsi di formazione, anche per la fotografia in hotel o in azienda. Abbiamo perciò pensato ad un elenco di buoni consigli per uscire dal dubbio del “Odddddio, che foto uso?”.
È uno dei punti che abbiamo portato nel nostro intervento sulla fotografia social media a Hospitality Day di Rimini, l’evento formativo di riferimento per il mondo alberghiero.

 

Abbiamo parlato di fotografie che raccontano, emozionano e aiutano gli albergatori a vendere camere.

 

Perché se voglio creare uno storytelling in hotel, gli strumenti di comunicazione oggi ci chiedono sempre più immagini. Ma devono essere quelle giuste, come stile fotografico e come esigenze tecniche delle piattaforme. Pronti? Partiamo!

 

1) RACCONTA, NON VENDERE.
Così direbbe il nostro collega Fulvio Julita nei suoi corsi di storytelling aziendale e web marketing. Solitamente gli albergatori possiedono un limitato numero di fotografie della loro struttura. Si tratta di scorci di interni e camere vuote, adatte per il sito web e per il portali o le OTA in generale. Appena gli alberghi approdano sui social, queste immagi non bastano.

Il nostro consiglio?
Raccontare la quotidianità dello staff, la cucina, le signore ai piani, gli animatori, le attività, i luoghi turistici attorno alla struttura, il dietro le quinte degli avvenimenti. Un albergo è un luogo ricco di attimi di vita, piccoli episodi che si possono raccontare, per fare davvero uno storytelling personale ed unico. Perché non attingere da lì?

 

2) CONSIDERA L’EVOLUZIONE DELLA CULTURA VISIVA.
Se avete timore di pubblicare su una pagina aziendale fotografie non perfette, non fatte da un professionista, state tranquilli: i social media e l’immensa mole di immagini prodotte e diffuse da gente comune, non professionisti, hanno nel bene e nel male compiuto una rivoluzione.
Oggi sui social vince l’autenticità, rispetto alla perfezione. La foto imperfetta trasmette meglio l’emozione di un momento reale, al contrariodi alcune foto stereotipate usate per anni nel marketing tradizionale. La perfezione artificiosa delle foto pubblicitarie, adatta ad alcuni ambiti, si rivela inopportuna nel campo del racconto sui social media. Suona sfacciato l’intento di vendere alterando la realtà con immagini troppo perfette: i social sono una piazza, ma non quella del mercato.

Il nostro consiglio?
Conservate il rigore formale della fotografia tradizionale per il sito internet, per i portali di vendita (Booking.com ad esempio) e per le vostre cartelle stampa. Ogni media ha un suo linguaggio.

 

3) PENSA ALLO SMARTPHONE COME AD UN ALLEATO.
Ogni giorno ci accompagna, ci permette di scattare, modificare e pubblicare un’immagine in pochi istanti. Da anni non è più un semplice telefono: è un computer, una macchina fotografica, uno strumento per navigare in internet.
Pensate allo smartphone come ad un alleato nella comunicazione sul web.
La qualità migliora continuamente, ma anche oggi vanno rispettate alcune regole. Stare attenti alla luce, ad esempio: quando si è al buio le foto risultano scure e sgranate. Basta spostarsi verso una fonte di luce per ottenere un’immagine migliore, più nitida e profonda.

Il nostro consiglio?
Prestate attenzione a quel che si trova dietro al soggetto, scegliete sfondi neutri e attenzione al disordine. Un limite degli smartphone (in particolare quelli meno recenti) è la gestione della sfocatura di ciò su cui non si vorrebbe attirare l’attenzione.

 

4) NON ESSERE TIMIDO.
Spesso per non disturbare, per timidezza, non ci avviciniamo al punto d’inquadratura migliore per la situazione che sta avvenendo sotto ai nostri occhi. Il risultato? Scattiamo fotografie troppo lontane, di cui non si capisce il soggetto. Ricordate che i social media vengono utilizzati principalmente in mobilità, su schermi piccoli e condizioni di luce sfavorevoli. Lo smartphone crea fotografie con inquadrature piuttosto ampie, grandangolari o super-grandangolari, anche se è presente una piccola modalità zoom.

Il nostro consiglio? Avvicinatevi senza paura: per raccontare il momento è necessario farlo dalla posizione più adatta. Soprattutto se tra le vostre mani c’è uno smartphone, non una reflex dotata degli obiettivi migliori.

 

5) RICORDA DI SCATTARLE, LE FOTO.
Sembra un consiglio banale, ma non lo è. Capitano attorno a noi cose straordinarie: sotto ai nostri occhi ci sono i momenti che potremmo raccontare ma, presi dalla quotidianità, ci lasciamo sfuggire l’attimo. Centinaia di storie e poche immagini: il risultato è che non potremo narrare di quel dolce, quell’evento, quel giorno speciale in cui l’arcobaleno si specchiava nel lago.

Il nostro consiglio? Scattate più foto di quelle che vi servono. Vi abituerà a documentare il vostro lavoro e ad avere un buon archivio da cui attingere.

Con noi a Rimini anche Stefano Cerutti (co-founder Plume e direttore di Mirtillo Rosso Family Hotel) con una tavola rotonda dal titolo “Veri Family Hotel: 3 casi di successo”. Assieme a lui due colleghi albergatori da cui prendere esempio: Marina Pasquini (presidente degli Italy Family Hotel) e Andrea Falzaresi (AD di Club Family Hotel).

Se volete saperne di più, ecco tre momenti da ricordare di Hospitality Day.