Piano editoriale social: scrivere un post con la tecnica del passo indietro
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Fulvio Julita

Mi occupo di storytelling d’impresa applicato a strategie di marketing digitale. Prendo per mano professionisti e imprese, attraverso il web e i social media li aiuto a comunicare meglio, valorizzare la loro identità e vendere.

Piano editoriale social: scrivere un post con la tecnica del passo indietro

Ti spiegherò un piccolo espediente che uso nello scrivere post per un piano editoriale social. Potrebbe esserti utile nello storytelling digitale del tuo lavoro. Il suo nome allude alla modalità d’applicazione: il narratore fa un passo indietro e dà risalto al valore presente nel racconto.

Piano editoriale social

Foto di Miguel Á. Padriñán da Pexels

Una presenza subdola si insinua tra gli sforzi di chi si racconta online, distrae dal valore dei contenuti e mina la credibilità del narratore: l’autoreferenzialità.
È un fenomeno che noto spesso nei feed di LinkedIn e di altri social network, riconoscendo i modi un po’ maldestri. Prendere consapevolezza delle dinamiche può esserti utile se vuoi dare forme consone alla narrazione del lavoro tuo e della tua impresa.

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In genere l’autoreferenzialità si presenta nelle prime righe, nell’attacco di un post o di un articolo per il blog: chi scrive sente un’impellente bisogno di riversare sugli altri l’ebrezza di un’esperienza vissuta, accende su di sé un faro e parte.

Ecco esempi come se ne trovano tanti sui social:

“Actadex Company SpA protagonista al simposio nazionale degli operatori del settore. Gianluigi Deviterrimi, amministratore delegato della nostra azienda, è intervenuto il 4 settembre scorso esponendo le proprie riflessioni in tema di crescita, innovazione e occupazione per un futuro sostenibile”.

“Una giornata piena di incontri quest’oggi, ricca di condivisioni di idee, esperienze professionali e spunti di riflessione. Non vedo l’ora che venga domani per rituffarmi tra i padiglioni della Fiera del bruco d’allevamento”.

“È stato un piacere per me parlare di comunicazione d’impresa agli studenti di un liceo di Trani, in Puglia. Un bellissimo confronto in aula con i ragazzi dell’ultimo anno, alla presenza del professor Casiero, docente di storia e filosofia, che ringrazio per avermi invitato”.

I primi due sono immaginari, il terzo caso si riferisce ad un’occasione che ho realmente vissuto.

Cosa c’è di male in contenuti del genere. Certo, la forma è dignitosa, ma soffermati sulla sensazione che hai provato leggendo quelle righe:

– Quanto coinvolgimento hai sentito?
– Quanto interesse hanno suscitato in te?
– Quanto valore attribuiresti?

Poco, vero?
I tre esempi si concentrano sull’esperienza soggettiva ed il lustro del narratore. Mancano di un comune requisito: una ragione perché vengano fissati nella memoria del lettore.

Potrebbe adesso sorgerti il dubbio che le vicende descritte siano così insignificanti da non valer la pena di essere raccontate. Non è così: quei momenti, in un progetto di narrazione, sono espressioni significative del quotidiano dell’impresa, appropriate per il piano editoriale, adeguate nel rafforzare la reputazione online con lo storytelling.

Ogni storia val la pena di essere raccontata, a condizione di cogliere e saper rappresentare il valore universale dell’esperienza vissuta.

Serve perciò un modo per alleggerire la sensazione di autoreferenzialità e avvicinarsi al lettore.

 

Facciamo un passo indietro

Ecco il piccolo espediente di cui ti voglio parlare. Dovendolo descrivere, l’ho chiamato tecnica del passo indietro in quanto chiede, a chi scrive, un piccolo sforzo di umiltà necessario ad allontanare l’attenzione da sé.

Se ti trovassi a narrare un fatto avvenuto nel tuo lavoro chiediti, di quel che hai vissuto, quale insegnamento ti sia rimasto.

Ripercorrendo con la memoria le circostanze, troverai un istante, una frase, un’immagine attorno a cui costruire la narrazione: c’è sempre.
È l’ingrediente magico di cui hai bisogno per trasformare una vicenda anonima in una storia degna di essere ascoltata.

Torniamo al terzo dei tre esempi, il confronto con i ragazzi del liceo di Trani.

Mi ero appuntato, quel giorno, le loro domande, le mie sensazioni, le questioni emerse nel dibattito. La conversazione, in particolare, mi portò ad esternare un pensiero sul ruolo della scrittura e della narrazione nell’era digitale. Scelsi quindi quel concetto per portare sui social l’episodio.
Ecco il risultato:

Chi sa scrivere e raccontare dispone di un dono.
Ancor più oggi, tempo in cui Internet e social media offrono spazi per comunicare e strumenti facili per portare a destinazione un messaggio.
Lo dicevo stamane ai ragazzi di un liceo di Trani, in Puglia, invitato da Michele Casiero, amico e docente di filosofia e storia.
La Rete ha fame di contenuti.
Di conseguenza serve gente che sappia scrivere, unire i punti di una storia, scendere in profondità con il pensiero, creare con personalità. Persone così possono fare la differenza nel mondo del lavoro, e sostenere le imprese nel dare valore a prodotti, servizi, identità.

Chiaro il meccanismo?
L’attenzione è su una riflessione di ampio respiro, un punto di vista in cui il lettore possa riconoscersi (oppure respingere). Il contesto in cui il ragionamento è scaturito viene appena accennato…

“Lo dicevo stamane ai ragazzi di un liceo di Trani…”

diventa un dettaglio in secondo piano, una pennellata di contesto.

 

Scrivere un post: esercizio con la tecnica del passo indietro

Adesso tocca a te. Per assimilare la tecnica, ti propongo un facile esercizio:

1) Pensa ad un evento recente, una situazione in ambito professionale, in cui hai svolto un ruolo da protagonista o spettatore: una fiera, un congresso, un corso di formazione.
Prendi carta e penna, e descrivi l’episodio.
 Questa è la prima stesura.

2) Cerca nella memoria dell’esperienza vissuta un concetto di potenziale interesse per il lettore: una curiosità, un’idea o una soluzione ad un problema emersi nella circostanza.

3) Eccoci ad una seconda stesura: racconta il concetto immergendo, nella narrazione, un cenno all’evento, quello spunto iniziale da cui l’esercizio è partito.

Al termine della prova confronta le due stesure, e nota come gli argomenti espressi nella seconda infondano solidità alla narrazione. A giovarne è il contenuto che vede stemperata la presenza dell’infido nemico, l’autoreferenzialità.

 

Piano editoriale social media: una cosa in più

Non risolverai un intero piano editoriale social applicando la tecnica del passo indietro ad ogni contenuto. Averne appresi i principi potrà però aiutarti ad agire in modo più consapevole quando sceglierai parole e idee. Considerane l’utilizzo assieme al metodo SIEPE, un procedimento pensato per l’organizzazione del calendario di pubblicazioni per i canali digitali: ne parlo approfonditamente in Raccontarsi online (Hoepli editore), libro in cui descrivo tecniche e strategie per la comunicazione digitale d’impresa.

 

Posso esserti utile per il piano editoriale social?

Se ti serve una mano per l’organizzazione di un piano editoriale o la comunicazione della tua attività, chiedi una consulenza a me e ai miei colleghi, affidaci la tua strategia oppure prendici come tutor.
Per trovare, coinvolgere e fidelizzare nuovi potenziali clienti, possiamo aiutarti a raccontare la tua impresa online.

 






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